Padron Checco e Trilussa
Quando Trilussa venne presentato a Padron Checco questi tra sé e sé, esclamò: “E mò che vò sto giggilungo?”. Il futuro poeta degli animali, infatti era piuttosto alto e la sua statura, al mingherlino professor Francesco Sabatini (così all’anagrafe era registrato Padron Checco), dovette apparire quella di un gigante.
Tra i due che divennero ben presto singolari e autentici personaggi letterari della Roma umbertina, la simpatia e la reciproca stima accorciarono subito – è il caso di dire – ogni distanza al punto che divennero inseparabili non solo nel lavoro, ma anche nella vita.
Il testo completo è nel PDF del numero, da pagina 45.
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