Séraphita
Séraphîta Improvvisamente il mare si placò. Ero seduto vicino alla riva e vedevo solo un vago scintillare. Il silenzio era totale. Alla mia sinistra la battigia rotolava a nord; in fondo un’altra città, aperta come me a ogni combinazione. Saranno state le tre o giù di lì. Non si vedeva nessuno, sembrava tutto finto, lo scenario di un dramma metafisico.
Era un momento assoluto. Non ero quel corpo ma dentro quel corpo, un paio d’occhi vigili e assorbenti, imprigionati nel gesso di quell’immota carcassa. Capivo che era una fine ma anche un inizio, che inizio e fine sono connessi, anzi, sono la stessa cosa, e che il nostro pensiero decide come guardare.
Il testo completo è nel PDF del numero, da pagina 69.
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